Geremia, il mite, eppure : “Profeta a costo della vita!” (3°Parte)

un ritratto a matita di Padre Gian Marco Mattei

di Padre Gian Marco Mattei

(Pubblicato in suo ricordo)

The prophet Jeremiah by Michelangelo.jpg

Geremia,  Servo sofferente.

Il dramma personale di Geremia sta nel fatto che egli ama il suo popolo di un amore sincero che è riflesso dell’amore “geloso” di Dio. Egli chiede a Israele la conversione,  il ritorno a Dio, abbandonando ogni peccato e praticando l’onestà, la sincerità del culto. Caso contrario prevede conseguenze drammatiche: la distruzione della città santa e l’esilio della popolazione. Perciò insiste a tempo e fuori tempo con sentenze di saggezza, con oracoli e gesti simbolici, ma non viene ascoltato, anzi è fatto oggetto di odio e di persecuzione, anticipando il destino di Gesù. Fra tutti i profeti Geremia è il “servo sofferente” per eccellenza; soffre per  il rifiuto del messaggio divino, soffre per il destino del popolo che ama, soffre il peso del suo compito, soffre le inimicizie, le persecuzioni, le calunnie, la solitudine: ma affida la sua vita, la sua missione al giudizio di Dio “Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno. Io sarò con te per salvarti. Oracolo del Signore” (Ger.1,19).  Il peso gravoso di questo compito per l’animo mite del profeta è ben espresso in alcune riflessioni  intime, confidenziali, che vengono chiamate  “confessioni”. Questa è tra le più incisive! “Afferrato dalla tua mano io sedetti solitario” (Ger.15,17). “Mi hai sedotto, Signore, ed io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso. Sono diventato oggetto di scherno ogni giorno; ognuno si fa beffe di me. Quando  parlo, devo gridare, devo proclamare : “Violenza! oppressione!” Così la parola del Signore è diventata per me motivo di obbrobrio e di scherno ogni giorno. Mi dicevo: “Non penserò più a lui, non parlerò più a lui, non parlerò più in suo nome!” Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo!” (Ger.20,7-9). È un’apertura sincera d’animo “bruciante  e commovente!”

A questa pagina se ne  uniscono altre due: l’ora della confidenza in Dio nella sofferenza  (Ger. 20,11-13) e l’ora della disperazione: un’esplosione di dolore  da fargli desiderare la morte! (Ger.20,14-18).  Le parole forti, sofferte, questo grido disperato  si  può spiegare  con una crisi psicologica e religiosa, uno scoraggiamento a cui, però, segue sempre un accento profondo di fiducia nella fedeltà di Dio.  Il profeta era stato inviato per “demolire e sradicare”, per “edificare e piantare”, ma finora il suo messaggio corrispondeva sola alla prima parte del suo mandato, per cui dovette affrontare  persecuzioni, e calunnie. Per comprendere meglio questo frammento  doloroso delle confessioni va tenuto presente  che è scritto dopo il diverbio con Pascur, sacerdote e sovrintendente del tempio.  Geremia, per ordine divino, compra una brocca di terracotta e si reca nei pressi della Valle dell’Innon , un luogo maledetto in cui i cananei sacrificavano i fanciulli a Molok , e annuncia ai presenti la sventura della città perché l’idolatria è arrivata perfino a imitare le nefandezze dei pagani; quindi spezza la brocca  sotto gli occhi di tutti per dire che il regno di Giuda sarebbe andato in rovina;  tornato nell’atrio del tempio  ripeté il verdetto : “Dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Ecco io manderò su questa città e su tutte le sue borgate tutto il male che ho preannunciato, perché essi si sono intestarditi, rifiutando di ascoltare le mie parole”.  Pascur lo fece fustigare e lo mise in ceppi nella prigione.

Quando poi, il giorno seguente lo fece liberare dai ceppi, Geremia  gli disse: “Il Signore non ti chiama Pascur, ma “Terrore all’intorno”.  Così dice il Signore: “Ecco io darò in preda al terrore te e tutti i tuoi cari, essi cadranno per la spada dei suoi nemici e i tuoi occhi lo vedranno” (Ger, 21 ss.). Con la Parola di Dio non si scherza!

Il Signore dà al suo servo fedele la forza di perseverare sino in fondo. La profezia di Geremia abbraccia un periodo di venti anni e solo alla fine vede realizzata in pieno la parola che il Signore gli ha affidato. La missione profetica, al pari della evangelizzazione, comporta vari aspetti essenziali: anzitutto, l’esperienza forte di Dio, quindi la consapevolezza della propria povertà;  l’esperienza della sofferenza,  della Croce,  per giungere  a riporre la fiducia unicamente in Dio;  condividere la vita, la sorte, i problemi, le speranze di coloro ai quali il Signore manda ;  contribuire  con la parola, l’esempio, la carità, a edificare una nuova società  nella giustizia e nella pace, secondo la volontà del Signore. Questa fu l’itinerario spirituale del grande profeta Geremia e lo è per ogni autentico evangelizzatore. Geremia sa bene, e lo ripete continuamente, che se il popolo rifiuta l’ammonizione e non cambia vita, tradisce l’alleanza e va incontro alla sopraffazione da parte dei suoi nemici con la conseguente distruzione della città e l’esilio della popolazione. Perciò il profeta ammonisce accoratamente e pronuncia  forti oracoli di giudizio su Israele, ma anche la speranza della restaurazione (cap. 30-33, il libro della consolazione). Pronuncia  anche oracoli  sui popoli vicini . Perché ?  Israele è il  popolo eletto da Dio, il popolo dell’alleanza,  al quale è affidata la triplice missione: Credere nella Parola divina, scritta e orale per bocca dei profeti e degli agiografi, per annunciare a tutti i popoli la promessa  divina della loro salvezza . Essere un modello  e un esempio di vita nella fede e nella moralitàAnnunciare l’unicità di Dio e la sua presenza nel mondo.

I popoli pagani che vivono nell’idolatria, e nella dissolutezza morale costituiscono una continua minaccia morale per Israele, un cattivo esempio che può indurre  al peccato, a perdere l’alleanza; mentre sul piano politico le loro continue aggressioni minacciano  la sua  libertà e quindi l’adempimento della sua missione religiosa.

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