Commento al Vangelo di domenica 10 Febbaio 2019

a cura di Fra Luca 

Le letture di domenica 11 Febbraio 2019

Commento al Vangelo:

San Francesco: Dal momento della conversione, il Vangelo diviene per lui l’asse intorno al quale intende reimpostare, con infaticabile slancio, tutta la sua vita[1]. Al Vangelo vi attinse con una tensione profondissima, leggendolo come se lo scoprisse per la prima volta, con una volontà di intelligenza letterale del testo completamente nuova. Il Vangelo e gli avvenimenti in esso narrati non rappresentavano per Francesco realtà del passato. Per lui, il Cristo era presente con la stessa intensità di 1200 anni prima; Francesco si sentiva contemporaneo di Cristo, ed il segreto della sua “evangelicità” sta proprio in questa sua contemporaneità al Cristo. Quando si leggeva il Vangelo, egli lo accoglieva sempre come un messaggio che veniva rivolto a lui e al quale egli doveva rispondere con una pronta traduzione in gesti, atteggiamenti ed azioni concrete[2]. Il tema della vita apostolica, così seguito nel suo tempo, sembrava quasi del tutto dimenticato per parlare esclusivamente della “vita secondo il Vangelo”[3].

In chiesa un giorno, in cui in questa chiesa si leggeva il brano del Vangelo relativo al mandato affidato agli apostoli di predicare, il santo, che era presente e ne aveva intuito solo il senso generale, dopo la messa pregò il sacerdote di spiegargli il passo. Il sacerdote glielo commentò punto per punto e Francesco, udendo che i discepoli di Cristo non devono possedere né oro, né argento, né denaro, né portare bisaccia, né pane, né bastone per via, né avere calzari, né due tonache, ma soltanto predicare il regno di Dio e la penitenza, subito, esultante di divino fervore, esclamò: Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!” (FF 356).

La frase: “dopo la messa pregò il sacerdote di spiegargli il passo”, fa capire come Francesco ascolta e domanda alla Chiesa (al prete…) come rispondere alla richiesta del Signore e, senza dubitare, decide il da farsi. Questo esempio di risposta lo abbiamo anche nella vita di Sant’Antonio Abate: è uno schema letterario di racconto, ma è vero che la Parola di Dio chiama sempre gli uomini e le donne al Suo servizio. Per capire la reazione di San Francesco, bisogna ricordare che, per lui, è solo la fede che ci fa cogliere la Presenza del Signore; e che è lo Spirito Santo che ci rende possibile cogliere questa Presenza in tempi diversi e sotto modalità diverse: egli vede la presenza di Cristo vivo, che parla nel Vangelo[4]. Frate Angelo da Clareno (1255-1337), scrivendo un libro sulla vita di San Francesco non in stile teologico, denunciando la diversità del vivere odierno (siamo nel I secolo francescano), rispetto al modo e allo stile dei primi francescani, dice:

Raccontavano i suoi compagni – Bernardo, Egidio, Angelo, Masseo e Leone – che a loro cinque san Francesco una volta aveva confidato in segreto: «Fratelli, pur essendo io uomo da nulla e indegnissima creatura di Dio, tuttavia, perché voi progrediate nell’osservanza della vostra vocazione e della vita e Regola promessa, rivelatami dal Signore, sappiate che Cristo mi si manifesta con molta benignità e familiarità, in particolare quando grido a lui per il bene della Religione; così appieno e chiaramente mi asseconda in tutto quanto chiedo, che (il Signore stesso alcune volte me lo ha detto) a pochissimi altri santi, anzi a rarissimi, ha concesso tanta abbondanza delle sue rivelazioni. (FF 2133)

San Bonaventura nella Leggenda Minore, fatta per la liturgia, scrive:

Basandosi, da allora, sulla grazia che viene dall’alto e sull’autorità del sommo pontefice, Francesco affrontò con molta fiducia il cammino verso la valle Spoletana, deciso a realizzare con i fatti e a insegnare con la parola la verità della perfezione evangelica, che aveva concepita nella mente e promessa in voto con la professione. Mosse inoltre con i compagni la questione se dovevano vivere abitualmente in mezzo alla gente o appartarsi nei luoghi solitari. Dopo aver indagato, con l’insistenza della preghiera, quale fosse il volere divino su questo punto, fu illuminato dal responso di una rivelazione celeste e comprese che egli era stato inviato da Dio a questo scopo: guadagnare a Cristo le anime, che il diavolo si sforza di rapire. Stabilì perciò che bisognava scegliere di vivere per tutti, piuttosto che per sé solo. Si raccolse con i frati in un tugurio abbandonato, vicino ad Assisi, per viverci con tutti i rigori della vita religiosa, secondo la norma della santa povertà, e predicare alle popolazioni la parola di Dio, secondo l’opportunità del tempo e del luogo. Divenuto dunque araldo del Vangelo, si aggirava per città e paesi, annunciando il regno di Dio non con il linguaggio dotto della sapienza umana, ma nella potenza dello Spirito Santo: il Signore, quand’egli parlava, lo dirigeva con rivelazioni anticipatrici e confermava la sua parola con i prodigi che la accompagnavano. (FF 1343).

La frase «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini» (Lc 5,10) è uno stimolo a predicare l’esperienza di Gesù, soggetto e oggetto della fede apostolica. Papa Francesco considera la predicazione una delle priorità della vita della Chiesa[5]. Così scrive nell’ Esortazione Apostolica Evangelium Gaudium:

La preparazione della predicazione è un compito così importante che conviene dedicarle un tempo prolungato di studio, preghiera, riflessione e creatività pastorale”[6]. Ma è chiaro che al centro della propria vita spirituale ci deve essere la Parola di Dio e l’invocazione dello Spirito Santo e soprattutto che rifletta sugli avvenimenti del suo tempo per far sì che: “Dio stesso vuole raggiungere i fedeli attraverso il predicatore e che Egli dispiega il suo potere mediante la parola umana”. E aggiunge: “Per intendere adeguatamente il senso del messaggio centrale di un testo, è necessario porlo in connessione con l’insegnamento di tutta la Bibbia, trasmessa dalla Chiesa. Questo è un principio importante dell’interpretazione biblica, che tiene conto del fatto che lo Spirito Santo non ha ispirato solo una parte, ma l’intera Bibbia, e che in alcune questioni il popolo è cresciuto nella sua comprensione della volontà di Dio a partire dall’esperienza vissuta[7].

La forza della Parola di Dio si manifesta quando viene proclamata: essa ha già in sé quella grazia che, ascoltandola, porta frutti[8]. Lo stile di predicazione di San Francesco è ancora oggi una pietra miliare, sul modo di annunciare la Buona Notizia del Regno dei Cieli. Riguardo alla “forma francescana”, lo storico Giovanni Miccoli, innanzitutto, dice:

“Gli Ordini mendicanti soprattutto i francescani e i domenicani, esercitarono un’enorme influenza sul laicato e sulla vita religiosa delle masse: attraverso la loro attività pastorale, di costante assistenza, la presenza e la predicazione, e attraverso l’organizzazione di gruppi di penitenti, di confraternite, di congregazioni pie, che formarono e orientarono secondo linee unitarie ed organiche la pratica religiosa dei fedeli. Attraverso la predicazione e le confessioni, e la capacità di estendere in varie parti dei territori i propri conventi, gli ordini mendicanti riuscirono laddove il clero locale non arrivava, o per pigrizia o incapacità formativa-intellettuale, o per l’enorme mole di attività cittadina” [9].

Un problema della pastorale ecclesiastica del tempo di Francesco, ossia della poca capacità di predicazione, era stato anche il progressivo restringersi della base sociale del reclutamento non solo dei monaci, ma anche dei canonici regolari, cioè ceti signorili per l’alto clero: poche vocazioni. Quindi i nuovi ordini mendicanti, in particolare quello francescano, furono fin dall’inizio un poderoso reclutamento nelle file della Chiesa Romana dei nuovi strati sociali, ed in particolare della emergente borghesia cittadina. Le predicazioni di questi ordini, influenzate anche dai movimenti eterodossi, furono essenzialmente fatte in lingua volgare.

In un’epoca di predominante analfabetismo e di ben scarsa circolazione dei libri, la predicazione in volgare assume il ruolo di veicolo culturale, di divulgazione e di informazione, delle scienze e delle notizie e non solo delle tematiche religiose [10].

Allora santo Francesco fece sedere li suoi compagni e sı` gli ammaestro` del modo e della vita che doveano tenere eglino e chiunque religiosamente sı ` vuole vivere ne’ romitori. E tra l’altre cose, singularmente sı ` impuose loro la osservanza della santa poverta`, dicendo: «Non ragguardate tanto la caritatevole profferta di messere Orlando, che´ voi in cosa nessuna offendiate la nostra donna, madonna santa poverta`. Abbiate di certo che, quanto noi piu ` ischiferemo la poverta`, tanto piu ` il mondo ischifera` noi e piu ` necessita` patiremo; ma se noi abbracceremo bene stretta la santa poverta`, il mondo ci verra ` dietro e nutricheracci copiosamente. Iddio ci ha chiamati in questa santa Religione per la salute del mondo, e ha posto questo patto tra noi e ’l mondo, che noi diamo al mondo buono esempio e ’l mondo ci provegga nelle nostre necessita`. Perseveriamo dunque in nella santa poverta`, pero` ch’ella e` via di perfezione ed e` arra e pegno delle nostre ricchezze». E dopo molte belle e divote parole e ammaestramenti di cotesta materia, sı ` conchiuse dicendo: «Questo e` il modo di vivere, il quale io impongo a me e a voi. E pero` che mi veggio appressare alla morte, io m’intendo di stare solitario e ricogliermi con Dio e dinanzi a lui piagnere li miei peccati; e frate Lione, quando gli parra`, mi rechera` un poco di pane e un poco d’acqua; e per nessuna cagione lasciate venire a me nessuno secolare, ma voi rispondete loro per me». E dette queste parole, diede loro la benedizione e andossene alla cella del faggio; e li compagni si rimasono nel luogo, con fermo proponimento di osservare li comandamenti di santo Francesco. (FF 1905, da i Fioretti, del XIV secolo).

San Francesco stabilì di darsi ad una vita di povertà evangelica, di predicazione itinerante, di penitenza, di pace, di annuncio del Regno di Dio per le città e i castelli dell’Italia centrale: l’ispirazione evangelica della scelta di questa forma di vita riportava l’esperienza francescana delle origini, alle aspirazioni ed alle tendenze del movimento religioso laicale del secolo XII.

“Il beato Francesco prese con sé frate Egidio e andò nella Marca di Ancona, gli altri due si posero in cammino verso un’altra regione. Andando verso la Marca, esultavano grandemente nel Signore, e l’uomo santo, cantando in francese a voce alta e chiara le lodi del Signore, benediceva e glorificava la bontà dell’Altissimo. Tanta era la loro letizia che pareva avessero scoperto un grande tesoro nel podere evangelico della signora Povertà, per amore del quale avevano generosamente e spontaneamente disprezzato come spazzatura ogni bene temporale. E disse il santo a frate Egidio: “Il nostro movimento religioso sarà simile al pescatore, che getta le sue reti nell’acqua e cattura una moltitudine di pesci; poi, abbandonando nell’acqua quelli piccoli, sceglie e mette nelle ceste quelli grossi”. Profetava in questo modo l’espansione del suo Ordine. L’uomo di Dio non teneva ancora delle prediche al popolo ma, passando per città e villaggi, tutti esortava ad amare e temere Dio, a fare penitenza dei propri peccati. Frate Egidio esortava gli uditori a credere nelle parole di Francesco, dicendo che dava ottimi consigli” (FF 1436).

Non c’è in lui quella contrapposizione polemica tra Vangelo e Chiesa, che dilaniò invece la storia e la coscienza di tanti movimenti evangelici e pauperistici medievali. La spinta interiore che è emersa dall’ascolto della Parola non lo ha bloccato nel dubbio: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti», come stava accadendo al profeta Isaia.

Tant’è che le prime parole che scrive nel Testamento, poco prima di morire, sono:

Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo. E in seguito, stetti un poco e uscii dal secolo (FF 110).

Nel 2019 la sua scelta di vita (del 1204-06) è il biglietto da visita del Papa Francesco con il Sultano.

Sal 137

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca. Non agli dèi, ma a te voglio cantare, mi prostro verso il tuo tempio santo. Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà: hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.

Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza. Ti renderanno grazie, Signore, tutti i re della terra, quando ascolteranno le parole della tua bocca.

Canteranno le vie del Signore: grande è la gloria del Signore! La tua destra mi salva. Il Signore farà tutto per me. Signore, il tuo amore è per sempre: non abbandonare l’opera delle tue mani.

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[1] “L’aspirazione più alta di Francesco – scrive il Celano – il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare con tutta la vigilanza, con tutto l’impegno, con tutto lo slancio dell’anima e del cuore la dottrina e gli esempi del Signore nostro” FF 466.

[2] L. Padovese, Francesco e la Parola, Sussidi Formazione Permanente 3 (nuova serie), Roma 1982.

[3] “Questa è la vita del vangelo di Gesù Cristo che frate Francesco chiese che dal signor papa Innocenzo gli fosse concessa e confermata” FF 2; “La regola e la vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo” FF 76.

[4] D. Dozzi, Il vangelo di Giovanni letto da Francesco d’Assisi, in L. Padovese (ed.), Atti del IV Simposio di Efeso su Giovanni Apostolo, Ist. Francescano di Spiritualità, Pont. Atheneo Antonianum, Roma, 1994, 198-215; O. van Asseldonk, La lettera e lo Spirito. Tensione vitale nel francescanesimo ieri e oggi, Dimensioni Spirituali, 7, II, Libreria internazionale Francescana, Assisi, 1985, 358.

[5] Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Direttorio Omiletico, LEV, Città del Vaticano, 2015, 9-12: “Quattro temi sono interni al documento. Il primo è naturalmente il posto della Parola di Dio nella celebrazione liturgica e ciò che questo significa per la funzione dell’omelia (cf. SC 24,35,52,56). Il secondo concerne i principi dell’interpretazione biblica cattolica enunciati dal Concilio (Vaticano II), che trovano una particolare espressione nell’omelia liturgica (cf. DV 9-13,21). Il terzo aspetto riguarda le conseguenze di questa comprensione della Bibbia e della liturgia per lo stesso omileta, il quale deve modellare ad essa non solo il suo approccio nel preparare l’omelia, ma anche la sua intera vita spirituale (cf DV 25, Presbyterorum ordinis 4,18). Infine, il quarto aspetto riguarda i bisogni di coloro a cui è rivolta la predicazione della Chiesa, le loro culture e situazioni di vita, anch’esse determinanti la forma dell’omelia, poiché questa ha altresì la funzione di convertire al Vangelo l’esistenza di chi ascolta (cf. Ad gentes, 6)”.

[6] Papa Francesco, Evangelium Gaudium. Esortazione apostolica, LEV, Città del Vaticano, 2013, 161.

[7] Papa Francesco, Evangelium Gaudium, 154164.

[8] Ap. 2,7.11.17.29; 3,6.13.22.

[9] G. Miccoli, La storia religiosa, 793.

[10] Si possono consultare in materia anche questi studi: Cf. I. Magli, Un linguaggio di massa del medioevo: l’oratoria sacra, in Rivista di sociologia, I, 1963, in I. Magli, Gli uomini della penitenza. Lineamenti antropologici del medioevo italiano, Cappelli, Bologna, 1967, 181-198; P. di Nicola, Omelia come strumento di comunicazione di massa, in Studi di Sociologia, X, Milano, 1976, 79-97. Sul corpus delle prediche di Giordano da Pisa: Cf. C. Cipolli, M Baruffaldi, A, Calabrese e C. Maioli, L’omiletica nel Medioevo: teoria sociale e comunicazione di massa, in Verifiche. Riv. di scienze umane, Lugano, VI, 1977, 298-360.

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